
Nel cuore di Napoli, tra i vicoli del centro storico, c’era un piccolo bar di quartiere, “‘O Caffè d’ ‘o Vicolo”, gestito da Don Peppino, un uomo di 82 anni con mani tremanti ma ancora piene di voglia di fare. Ogni mattina, alle sette in punto, alzava la saracinesca e preparava il primo caffè della giornata, sempre per la stessa persona: Donna Carmela, 78 anni, una vedova con il passo lento e lo sguardo malinconico, ma con un cuore grande quanto il Vesuvio.
Donna Carmela non aveva molto. Viveva con una pensione minima e spesso rinunciava a qualcosa pur di aiutare gli altri. Don Peppino lo sapeva bene e, da anni, il suo caffè era sempre “sospeso”, anche se lei faceva finta di non accorgersene.
Un giorno, però, Don Peppino si ammalò. Niente di grave, ma abbastanza per costringerlo a stare a letto per giorni. Il bar rimase chiuso e il vicolo sembrò improvvisamente più silenzioso. Fu allora che Donna Carmela decise di fare qualcosa. Senza dire nulla a nessuno, chiese a un ragazzo del quartiere di aiutarla ad aprire il bar ogni mattina. Non sapeva fare il caffè come Don Peppino, ma imparò in fretta.
Quando Don Peppino, con quella sua cammona tipica, e il suo immancabile bastone, compagno di una vita, riuscì finalmente a tornare al bar, trovò qualcosa di incredibile: i clienti c’erano ancora, il profumo del caffè riempiva l’aria e sul bancone c’era un biglietto scritto con la calligrafia incerta, ma abbastanza chiara di Donna Carmela:
“Nun te preoccupa’, Peppi’. Stu caffè te l’aggio fatto cu tutt’ ‘o core. Comme facevi tu cu me.”
Si guardarono negli occhi e, senza dire nulla, si abbracciarono. Da quel giorno, ogni mattina il caffè di Don Peppino lo preparava Donna Carmela, e ogni pomeriggio lui la aspettava per raccontarle le storie di un tempo, come due vecchi amici che si prendono cura l’uno dell’altro, senza bisogno di chiedere nulla in cambio.
E così, in quel piccolo vicolo di Napoli, la solidarietà aveva trovato casa, tra il profumo del caffè e il calore di un’amicizia che sapeva di vita vera.
Oggi vi ho raccontato la storia di Don Peppino e Donna Carmela perché la solitudine è uno dei mali peggiori della vecchiaia.
Pensate che in Italia oltre il 40% degli anziani sopra i 75 anni vive da solo, e circa il 30% dichiara di sentirsi spesso solo. Questo isolamento non è solo emotivo, ma ha anche effetti gravi sulla salute, aumentando il rischio di depressione, demenza e malattie cardiovascolari.
Eppure, la soluzione spesso è a portata di mano: la compagnia di un coetaneo, una chiacchierata al bar, l’aiuto reciproco nelle piccole cose quotidiane. L’amicizia tra anziani non è solo un conforto, ma un vero e proprio antidoto alla solitudine. Basta un gesto semplice, come un caffè condiviso ogni mattina, per sentirsi meno soli e ricordare che, anche con il tempo che passa, si può ancora essere importanti per qualcuno.
È lo stesso principio che ispira l’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio “Viva gli anziani”, che cerco sempre di sostenere con iniziative personali e politiche attraverso la Regione Campania. Un progetto che non solo combatte l’isolamento, ma restituisce agli anziani il ruolo che meritano: quello di custodi della memoria, della solidarietà e della vita di quartiere. Perché prendersi cura di loro significa prendersi cura di tutti noi.