
Ricordo la signora Concetta, un’arzilla signora, con i suoi ben oltre 80 anni, da sempre vissuta in uno dei comuni alle pendici del Vesuvio. Lei, contadina, nata e cresciuta in un casolare, dove un tempo suo padre, e prima ancora suo nonno e i suoi avi, coltivavano quei prodotti preziosi che solo le terre vesuviane sanno regalare.
Per una lunga serie di coincidenze, pur essendo una bella ragazza, non ha mai trovato marito, forse per il troppo lavoro o forse perché ultima di sei sorelle, ha sempre dovuto accudire i suoi familiari che erano sempre al lavoro nei campi. Rimasta sola già da alcuni anni, non aveva più chi le coltivasse le terre e viveva ormai di una piccola pensione sociale, avendo quel tanto che le bastava per poter andare avanti.
Nonostante non avesse più la possibilità di poter coltivare i suoi campi, aveva comunque per anni mantenuto ferma un’antica usanza di famiglia: ospitare ogni cane e gatto che, per mille vicissitudini, si fosse affacciato lì nella loro terra. Ed è così che per anni, Concetta si era presa cura di decine di cani e gatti randagi, offrendo loro cibo, cure e un riparo sicuro. In un luogo, come tanti ancora oggi purtroppo, dove le istituzioni erano assenti e dove non esisteva né un canile né un rifugio, il suo impegno era diventato fondamentale e lei stessa un punto di riferimento per gli animali più sfortunati.
Qualche anno fa mi giunse la notizia che Concetta ci aveva lasciato e, preoccupata per gli animali che sarebbero rimasti senza la loro protettrice, mi chiedevo cosa ne sarebbe stato di loro, vagando smarriti, senza cibo né certezze. Il destino di quelle povere anime sembrava segnato.
Al mio arrivo, però, ebbi una bella sorpresa, perché un gruppo di volontari di alcuni paesi vicini, spinti da amore sincero per gli animali e da un forte senso civico e di responsabilità, decise di non voltarsi dall’altra parte. Armati di buona volontà e sacrificando il proprio tempo libero e a loro spese, iniziarono a prendersi cura di quei cani e gatti abbandonati. Uno dopo l’altro, riuscirono a salvarli tutti, offrendo loro nuove possibilità di vita, facendoli adottare o portandoli in altri rifugi in cui potevano vivere liberi.
Oggi di quella terra c’è ben poco, tra strade, asfalto e svincoli autostradali, non vi è più traccia di quello che un tempo era un rifugio per tanti animali. Resta solo il ricordo caldo e rassicurante di Concetta.
Questa storia mi fa pensare che ancora oggi, nonostante il passare del tempo e i tanti progressi fatti, le istituzioni continuano a essere poco attente al tema, i sindaci stessi poco inclini a occuparsi di una questione così importante. Nessun aiuto concreto è stato offerto a chi ogni giorno si impegna per dare dignità a questi animali. Eppure, la forza di chi crede nel valore della solidarietà ha permesso di scrivere una storia di rinascita e di speranza.
Questa vicenda è un monito per tutti noi: la vera differenza la fanno le persone e le azioni concrete, non le promesse. Finché ci saranno uomini e donne pronti a rimboccarsi le maniche, nessun essere vivente sarà davvero solo. Ma quanto sarebbe bello se, per una volta, anche le istituzioni facessero la loro parte. Io continuo a credere che sia possibile, e lavoro ogni giorno per fare la mia parte e contribuire per quanto posso al cambiamento.